A Sylvia, Plath



Come può un uomo che ha visto e compreso la luce, portarla ad altri? Attraverso opere nate dal cuore. Oggi rendiamo omaggio alla Poetessa Sylvia Plath. Per chi non la conoscesse, è stata una poetessa e scrittrice statunitense, morta a 30 anni, a Londra, nell’ undicesimo giorno di febbraio del 1963. Famosa per il romanzo “la campana di vetro” che si rivelerà semi-autobiografico. Ci ricordiamo di lei poiché come oggi, nel 1933, venne al mondo, ma ancor di più poiché è madre della cosiddetta Poesia confessionale. La poesia confessionale si sviluppa intorno agli anni ’50-’60 negli Stati Uniti; essa è chiamata così poiché i poeti, attraverso la poesia, vogliono far uscire la propria esperienza personale ed intima, riguardante emozioni e sensazioni. Credo sia qualcosa di fantastico, dolci animi. E non è quello che facciamo qui, ogni giorno? Non con tristezza voglio ricordare e specificare che Sylvia Plath muore all’età di 30 anni, suicida. Un dolce animo non ascoltato! Per questo abbiamo il dovere di parlare, di chiedere, di esprimerci, di ricercare e di non avere mai paura. Per questo è importante non nascondere tali avvenimenti ed anzi cercare di comprendere il perché nascosto dietro di essi. E noi ce ne ricordiamo ringraziandola poiché ha dato al mondo il dono della poesia confessionale, proprio come idea della confessione del cuore. La ringraziamo con queste parole d’amore e comprensione nate nel suo ricordo con la speranza che la sua vita sia da lezione.

Lungo il cammino il tempo è propizio, prezioso ed intelligente, padrone non del cuore, tiene calma la mente, sfociando ogni notte in dolce tepore. E lo spazio intorno all’ animo durante la notte piena di stelle, si rivela per quello che è, caldo ed accogliente, padrone del cuore, in amore con la mente. Tra tempo e spazio si dividono mente e cuore e sulla linea comune che nasce dall’ incontro di essi, iniziata proprio nel momento della nascita, nel momento in cui si genera la vita, aprendosi in quello che è il cammino. Sapendo dunque come inizia, ma non come finisce, molte volte incute paura e terrore, il destino. L’uomo nel suo esser forte vorrebbe tornare, forse, nel suo caldo letto da bambino. Ma se il nostro cuore e la nostra mente non riescono a concepire fine, come può concepirle la vita? La potenza del creato? Che nulla ha mai tolto e tutto ha dato? Dimmi, fratello, hai mai letto o sentito parlare di chi sperimentò la fine? E dunque essere e non essere non hanno nulla a che spartire, poiché la vita è perfetta, o tutto o niente! Gridiamolo dunque tutto ciò, esiste solo ciò che è vita, che cambia e mai cessa nella via infinita. Ma che ponga attenzione l’uomo, nel suo posto in questo disegno, poiché la vita risponde a leggi perfette, delle quali però, chiunque è vivo ne è degno. Si faccia carico, ogni uomo, del flusso di vita che dal suo cuore sgorga, immaginato nella mente, sentito nell’ emozione, riversato nel mondo tramite la più concreta azione. E l’uomo, come si vede, piccolo punto tra spazio e tempo a cui rispondono mente e cuore, molte volte non crede nell’ infinito, nella forza dei pensieri, delle sue emozioni, delle sue parole, rimane così ingannato sentendosi triste e sfortunato, schiavo di ogni qualsivoglia azione. E a quali azioni può arrivare un uomo che si sente così triste! Ma tutto può cambiare, in meno di un secondo, un secondo ponderato, pensato e ripensato ogni giorno! Così è stato detto: “Come un uomo pensa, così egli è”. Pensate dunque ciò che di più vi è di bello a questo mondo! E continuo a svelare il segreto dell’infinito, anzi, a ricordare quello che gli uomini rendono tale. Così, in proposito a ciò che abbiamo detto poco fa, è scritto: “E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete”. E non è l’emozione di felicità, insieme a quella d’amore, se unita al pensiero del vostro cuore, la potenza della fede? Vi ho spiegato la potenza della vita, ma occorre ricordarci che come è nel bene, così è nel male. Molte volte, l’uomo, spaventato dal mondo, perde la fede e lungo il suo cammino non ritrova più mete. E a chi non ha più mete sembra di camminare in eterno, e grande sarà la sua sete in un mondo che sembra, ai suoi occhi, arido e secco. Non vede più la bellezza del regno. Per fuggire dal terrore stesso, chiude gli occhi della vita in un sonno che lo fa sembrare sveglio. Cosa voglio dire? Vi è sempre un perché, dietro ad ogni cosa, dietro ad ogni azione. Mi viene in mente a tal proposito, il titolo di un dipinto: “Il sonno della ragione genera mostri”. Ma cosa causa questo sonno? E dunque hanno ancora più paura gli uomini dei mostri creati dalla loro assenza, vagando senza meta. E chi li crede reali, chi li fugge, chi li combatte, chi invece tendente alla loro natura ne viene governato e gli governa. Così l’umanità si divide in chi dorme e chi veglia, in un presente rubato, da un sonno disturbato. E sogni diversi generano mostri uguali, dei quali, gli uomini, non vogliono comprendere il perché. Nella diversità dei sogni e la singolarità della propria vita, nell’ infinità di diversi errori, esiste un unico perché. Ma nessuno vuol farsi carico di mostri altrui ma è vero anche, che basterebbe un uomo a destare tutti quanti, ma forse “tutti quanti” non vogliono essere svegliati dal dolce sonno. La vanità in tutto ciò non lascia scampo all’ uomo, poiché se esso stesso non vuol dare ascolto al suo cuore, non credendo, di esso, le vere parole, perché dovrebbe farlo con quelle di un altro uomo? Non credono che esso possa aiutarli ed addirittura pensando a chi sia migliore, fuggono ciò che per loro può essere salvezza. E gli uomini non accettano l’errore ma chiariamo bene che l’errore non è a monte della vita poiché a monte siamo tutti uguali, bensì a valle, lungo il cammino del singolo.  Varia ciò che è posto lungo la valle della vita, forse si trovano orme da seguire, oppure bombe, paura e grida! Ciò che ostacola il cammino comune è individuale, creando immagini sfortunate, di caos, e d’un fatal destino! Oh vanità, che non vuoi differenza se in te trovi perdenza, così un uomo singolo diventa ostacolo all’ umanità e al suo cammino.  E queste parole osservatele come vere, non nascono dal nulla, sono la scia lasciata lungo i cammini, dalle azioni concrete! Abbiate fede nella vita.

Edoardo Francesco Taurino