Chi ha orecchi,

per ascoltare, ascolti.

Così come il corpo ha i suoi sfoghi, le sue reazioni, le sue necessità, le sue evidenze, così è per l’anima. Nell’illusione dell’egoismo, generata dalla nostra mancanza di consapevolezza dell’unione di ogni cosa, confondiamo i diversi tempi della vita.
Facciamo un passo indietro prima di andare avanti.
A cosa serve conoscere i tempi della vita? Ancora prima chiediamoci: quali sono i diversi tempi della vita?
Per rispondere a queste due domande occorre far riferimento alle leggi cui risponde il mondo che ci circonda e alle quali, per gioco-forza, rispondiamo anche noi.
I tempi della vita riguardano i tempi del mondo e i tempi dell’uomo. Il compito di queste parole è quello di riportare l’attenzione nei confronti dei tempi dell’uomo.
Mondo e uomo si incontrano, lavorano in sinergia e in complementarietà poiché altro non possono fare. Vi è un tempo per il giorno e un tempo per la notte, essi scandiscono il tempo del nostro agire e del nostro riposare. Nel tempo del giorno, per esempio, vi è un momento per preparare il terreno ed un momento per seminare sullo stesso. Allo stesso modo, nella moltitudine dei giorni, vi è un tempo per attendere ed uno per raccogliere e seminare nuovamente. Il tempo del mondo benedice il nostro agire poiché nello stesso v’è un tempo per la pioggia che dona acqua al nostro seminato ed un tempo per il sole che dona luce ed energia. Vi è, poi, un tempo per cibarsi dei frutti del lavoro e un tempo per godere delle loro energie. Possiamo dire, parlando in modo più sintagmatico, che nel tempo della vita vi è un tempo per la crescita.
Seguendo leggi nascoste che qui proviamo a richiamare in semplici parole, possiamo dire che esiste un tempo nel quale l’uomo e la donna crescono, maturano e fioriscono per venire al mondo, il quale dona loro tutto sé stesso. In questo tempo per la crescita vi è un tempo per la pace e la calma, un tempo per l’agitazione del vivere e un tempo per il riposo. Ma quanti tempi ci sfuggono! Quanti non ne conosciamo e dunque non comprendiamo!
Chi, nel tempo della vita, del mondo e dell’uomo, si preoccupa del tempo dell’anima? Questo è il nostro vero compito. Nulla vi è di volontario nel levare del sole o nella luce delle stelle della notte, né tantomeno nel crescere dell’erba o nello scorrere dell’acqua. Neppure i nostri respiri o i battiti del nostro cuore lo sono. Di volontario vi è lo sviluppo dell’anima, lo sviluppo di ciò che possiamo portare nel cuore e dunque, conseguentemente, nel mondo.
E’ difficile comprendere ciò. Lo è ancor di più poiché noi, così presi dal nulla che guida le nostre giornate, abbiamo perso la visione miracolosa della vita. Allo stesso modo è difficile ritrovarla. Mi vengono in mente, a tal proposito, le seguenti parole:
“Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!”
Occorre sforzo. Mi vengono in mente altre parole:
“Vi hanno insegnato che la sofferenza è necessaria. Essa, in verità è volontaria”.
Ritornando a noi, chiediamoci: Cosa succede ad un uomo che perde questa visione? Perde il vero valore del mondo e dell’uomo. Allo stesso modo perde il valore della vita e l’importanza del tempo. Non riconosce i tempi della vita e non riesce ad agire in conformità con essi. E se un uomo non riconosce ciò, come può riconoscere il tempo dell’anima sua?
Quando è tempo dell’anima? E’ sempre tempo per l’anima. Ancor di più lo è nei momenti belli poiché in essi troviamo la calma necessaria per riflettere e preparare il nostro animo a ciò che non attendiamo ma che ci attende.
Un uomo che non vive il tempo del presente, starà male in quello del futuro, lo stesso che diventerà il ricordo del passato che custodiremo nel cuore. Vedete dunque? Nel bene e nel male il tempo è per noi. Chi non riesce a vedere il tempo della vita, si nutre dei suoi cattivi frutti e così è per tutti. La luce del giorno si mescola nel buio della notte, l’anima trema e si addormenta nella sua paura. Mi viene in mente un’immagine significativa, il dipinto di Goya: “Il sonno della ragione genera mostri”. Se potete, cercatelo ed osservatelo e ancor di più, riflettete sul titolo stesso dell’Opera.
Un’anima che trema come può aiutare l’anima del fratello o della sorella? Non può. Perdendo l’idea della vita, si guadagna l’idea della morte e la paura di quest’ultima agisce per noi.
Mi vengono in mente queste parole:
“Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt'e due in una buca?”
Me ne vengono in mente delle altre, diverse ma significative:
“Ricordo in ogni momento che dovrò morire e tutto cambia prospettiva. Ricordate all’uomo la morte, a volte è così vile che solo il pensiero della morte smuove il suo animo, smuove il suo universo. Mi chiedo se è colpa nostra questo abbandono dell’animo…”
Nei momenti in cui temiamo la morte dobbiamo ricordare che ci è stato donato il mondo ed il suo tempo per portare alla luce la nostra anima.
Vi chiedo, chi investirebbe in qualcosa che dovrà esser buttato? Nessuno di noi. Come lo potrebbe il cielo, più grande di noi? Ma non sveliamo il segreto. Non occorre.
Il tempo di queste parole ora è finito, esse lasciano un ammonimento importante ricordando importanti parole:
“Dunque, non abbiate paura degli uomini. Tutto ciò che è nascosto sarà messo in luce, tutto ciò che è segreto sarà conosciuto. Quel che io vi dico nel buio, voi ripetetelo alla luce del giorno; quel che ascoltate sottovoce, gridatelo dalle terrazze.
 Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima. Temete piuttosto Dio, che può mandare in rovina sia il corpo sia l'anima, all'inferno.
 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nessun passero cade a terra se Dio, vostro Padre, non vuole. Quanto a voi, Dio conosce anche il numero dei vostri capelli. Perciò non abbiate paura: voi valete più di molti passeri!”

Compreso che non dobbiamo dare via la vita inutilmente perché essa è la nostra via dell’anima, agiamo nel modo giusto, anche se ciò provoca sofferenza, una volontaria sofferenza.


Riferimenti:
-Mt 7,7-14

-Sinfonia, di Rose, di Cera

-Lc 6, 39-42
-Sinfonia, di Rose, di Cera

-Mt 10,24-33

Edoardo Francesco Taurino