Nuovo Appello all'umanità.

Dove non respira il mondo respira l’uomo. A nulla serve descrivere i sintomi se non riusciamo a cogliere la radice umana della crisi.  Poiché l’aria del mondo è per l’uomo, possiamo dire che dove non respira il mondo, respira l’uomo e la sua assenza di consapevolezza. Così respirano le sue false moralità, andate troppo lontano da quella idea di morale che inizialmente si era celata dinanzi all’animo umano. Le sue idee che hanno ignorato il delicato equilibrio della vita fatto di bene e male, benessere e sofferenza, giusto e sbagliato. Le stesse idee hanno dimenticato l’idea di sofferenza legata al sacrificio ed anzi, l’hanno ripudiata, provocandone ancora di più. Si fa riferimento all’abbandono della sofferenza poiché ogni sviluppo è nato da una risposta alla stessa. Le conseguenze di tutto ciò sono state abbandonate e non prese in considerazione perché, in contrapposizione al mondo con i suoi delicati e giusti limiti, l’interesse economico non ne ha. L’uomo, così, toglie spazio a ciò che gli ha donato vita e spazio. Ha tolto l’aria dai veri polmoni che lo alimentano. Occorre pensare più in grande. Incapaci di intendere e di volere, abbiamo preso vita in una placenta di un organismo più grande che ci permetteva di respirare e ci nutriva, così è adesso. Siamo in una placenta più grande la quale ci dona aria, ci nutre e ci dà sostentamento. Quest’ultima ci è stata donata nel momento in cui siamo stati pronti, insieme ad essa ci è stata data la responsabilità della stessa poiché capaci di intendere e di volere. Ne siamo pronti? Ne siamo degni? Ampliamo il discorso alle grandi domande esistenziali che da millenni turbano parte dell’umanità:                                                             Siamo degli esseri che hanno bisogno di essere governati solo e soltanto dall’intelligenza della vita che tutto ha predisposto e predispone o siamo cosi responsabili da poter ampliare il disegno e prendere parte attiva nell’ordine perfetto mediante l’utilizzo del dono della ragione?                                                                                                                                  Abbiamo morso la mela caduta, caduta dall’albero della conoscenza, prima di porci questa domanda.  Siamo veramente consapevoli dell’unicità della vita?                                            Quali sono i frutti che stiamo raccogliendo dagli alberi che la nostra “volontà” ha seminato su questa terra?                                                                                                                        Cerchiamo di comprendere tramite gli stessi, di fatti è stato detto:                                          “Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore”.                                                                                                                             Dai frutti, dunque, riconosceremo ogni cosa. In questi momenti occorre piangere per il male e ancor di più sorridere per il bene. Senza colpe è il vostro Dio, dal quale non riceverete risposte se non quelle che voi stessi vi date. Ecco dunque il dono del libero arbitrio, la libertà che l’uomo ha sempre sognato e per la quale ha combattuto per tutto il tempo della storia della sua umanità. Se non riusciamo ad agire per salvare la nostra vita e quella dei nostri fratelli, cosa siamo? La libertà che dovremo imporci sarà quella di un respiratore. Torniamo così, incapaci di intendere e di volere, a doverci affidare a qualcos’altro poiché troppo deboli. Ci è stato detto che ora la terra ed i suoi eco- sistemi stanno respirando. A quale prezzo? Ecco i frutti di ciò che non è condiviso e non rispetta le leggi dell’unione. L’equilibrio della vita è troppo leggero e delicato per essere preso alla leggera dai nostri animi. Essi vivono di quello.
Ripeto, A nulla serve descrivere i sintomi se non riusciamo a cogliere la radice umana della crisi. Radice che può essere di duplice entità, legata sia all’uomo sia ai mezzi che lui stesso si è costruito su questa terra. Il problema fondamentale è di tipo etico. Ci troviamo in una situazione in cui l’egoismo domina sull’altruismo e solo l’animo egoista riesce a trovare soddisfazione, una falsa soddisfazione. Occorre fermarci per riflettere e cercare di comprendere ciò che veramente sta accadendo, in primis al mondo esterno ed in secundis a noi, esseri viventi. 
I nostri stati d’animo, i nostri pensieri e le nostre azioni derivanti da questi ultimi, si muovono in maniera opposto a quello che sembra lo sviluppo del mondo, il quale, sembra essere solo esteriore. La nostra visione della vita oscilla tra un pessimismo cosmico ed un pessimismo storico. Nei nostri momenti di padronanza e di benessere vediamo la natura come una madre benigna che ha creato gli uomini felici; la natura è vista come il regno del bello, delle illusioni, degli eroici entusiasmi e della poesia. Dimentichiamo che in questa visione temporanea che ci facciamo del mondo, la ragione è il principio dell’infelicità dell’uomo, la quale, allontanandoci dal nostro stato di natura, (il quale non implica per forza un’assenza di sviluppo) ci riporta ad essere tristi e a cambiare la nostra visione del mondo fino ad allora positiva. Una volta divenuti causa della nostra stessa tristezza, il ruolo della natura e del mondo cambiano completamente. La natura non è più una madre benigna ma diviene una matrigna che inganna i suoi figli promettendoli felicità e abbandonandoli alla loro sofferenza.
Fermiamoci a riflettere.
Lo scopo dell’uomo, da sempre, è stato quello di migliorare la sua situazione personale, la sua vita, la sua posizione all’interno della società, e ciò lo ha fatto attaccandosi a delle ideologie di carattere religioso oppure politico, attraverso lo studio di ciò che lo circonda tramite la scienza, la medicina, l’ingegneria ed ogni disciplina che gli ha permesso di migliorare la sua situazione.  Da sempre l’uomo è stato in continuo movimento e ciò ha portato al mutamento, sia in positivo sia in negativo, delle risorse presenti su questa terra. Il suo scopo di migliorare la sua situazione per rendere la vita migliore, spesso è sfociata in un forte egoismo che se analizzato non nel singolo individuo ma in larga scala, ci si può spiegare tutta la sofferenza a cui siamo costretti oggi. Una delle domande che dobbiamo porci è: Può l’umanità, la società del ventunesimo secolo, aver raggiunto un confine dal quale non si può fare ritorno?”.
Per trovare queste risposte, che il più delle volte rappresentano dei fari di speranza per i popoli, dobbiamo far riferimento a figure che si sono prese l’impegno della guida delle anime. Questo è un concetto indipendente dal credo di una persona. Il 24 maggio 2015 Papa Francesco pubblica la seconda enciclica del suo pontificato. Essa vuole fungere da ammonimento all’umanità per la situazione presente causata da guerre, corsa agli armamenti, sviluppo tecnologico sfrenato e corsa al guadagno economico. L’enciclica prende il nome di “Laudato Sì”. Questo appello è diretto all’umanità, senza fare distinzioni tra razze o religioni. La situazione sociale ed ambientale è legata fortemente a quella economica e politica. Ogni diversi problemi (qui non faremo un elenco dei diversi problemi che riguardano il mondo che ci circonda, sono veramente tanti e ne siamo già a conoscenza) non si chiude su sé stesso ma altera sempre più la condizione sociale dell’uomo e provocano un deterioramento della qualità della vita umana arrivando ad intaccare la Salute di noi esseri viventi. In queste situazioni un ruolo fondamentale è svolto dalla politica la quale, o rimane troppo debole nelle sue scelte e direttive o, addirittura, rimane inerte poiché divisa al suo interno dalle diverse opinioni. L’appello di Papa Francesco ruota proprio intorno a questo, la necessità di cambiare, perché nella situazione di questi anni, non andremo molto lontano.
Di seguito un passo tratto dall’enciclica:
“La libertà umana può offrire il suo intelligente contributo verso un’evoluzione positiva, ma può anche aggiungere nuovi mali, nuove cause di sofferenza e momenti di vero arretramento. Questo da luogo all’appassionante e drammatica storia umana, capace di trasformarsi in un fiorire di liberazione, crescita, salvezza e amore, oppure in un percorso di decadenza e di distruzione reciproca”.
Occorre fare una riflessione sullo sviluppo positivo in quanto la tecnologia, all’interno della società odierna, ha raggiunto livelli mai visti prima. Facciamo qui riferimento a quella tecnologia che ha un utilizzo serio nella vita di tutti quanti noi, per la nostra salvaguardia e il nostro benessere. Basti pensare che gli ospedali sono pieni di apparecchiature in grado di salvare vite umane e che rendono alcune vite, degne d’esser vissute nonostante i mali che le affliggono. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutta l’equipe medica che in questi giorni non si sta fermando un attimo dinanzi al grande problema del corona virus. Di questo sviluppo dobbiamo farci portatori nel mondo. Occorre ringraziare ed occorre studiare, sempre. L’uomo ha bisogno del mondo ma soprattutto, l’uomo ha bisogno dell’uomo. 
Di seguito un’altra parte presa dall’enciclica:
“E’ possibile tuttavia, allargare nuovamente lo sguardo, e la libertà umana è capace di limitare la tecnica, di orientarla, e di metterla al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale”.
E’ stupendo vedere come l’uomo nel corso dei secoli, si sia dato da fare per migliorare la sua situazione su questa terra. La condizione dell’uomo su questo pianeta è qualcosa di molto più particolare e profondo di quanto si possa pensare. Questa vita può essere vista con due diverse mentalità; una mentalità è quella concreta, legata al mondo materiale ed una mentalità astratta che ci permette di guardare oltre come hanno fatto tanti pensatori, letterati e filosofi fino ad oggi. Queste mentalità sono qualcosa di opposto ma di fortemente legato tra loro. L’uomo ha bisogno di adattarsi alla vita e di conseguenza adattarla ai suoi bisogni. Questo significa partecipazione attiva ma non deve significare allontanamento dal suo stato di natura. 
Di seguito un passo dell’enciclica:
“…I progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva contro l’uomo".
Ricordiamoci: L’uomo ha bisogno del mondo ma soprattutto, l’uomo ha bisogno dell’uomo.